Confindustria Reggio Emilia ha presentato i risultati dell’Osservatorio trimestrale sui rapporti Banca-Impresa in occasione del consueto incontro organizzato in via Toschi con gli Istituti di Credito locali e Coface, player di riferimento nella gestione del rischio credito commerciale.Se il 2024 è stato l’anno della resilienza e il 2025 quello della transizione, il 2026 si apre sotto il segno di un paradosso: le aziende continuano a produrre, ma dovranno porre più attenzione agli incassi. Non è dunque la domanda a preoccupare, bensì la tenuta della liquidità.
Per il distretto reggiano i riflettori sono puntati sulla filiera delle costruzioni, sul comparto agricolo e sulle industrie metalmeccaniche energivore o dipendenti da materie prime provenienti dal Medio Oriente.
Dall’Indagine relativa al primo trimestre 2026 emerge un dato su tutti: aumentano le richieste di liquidità delle imprese a scapito di quelle a sostegno degli investimenti, rispetto alla dinamica di fine 2025. Al contempo il 55% delle imprese denuncia un peggioramento delle condizioni bancarie. Peggioramento per lo più generato da un acuirsi dell’Euribor con un trend che preoccupa, se confrontato con i dati dell’inflazione attesa.
Inaspettatamente, l’incertezza cronica non si traduce in ricerca di strumenti di mitigazione: solo l’8% degli intervistati si dota di coperture di tasso o di cambio. La sensibilità aumenta quando si tratta di crediti commerciali: il 26% delle imprese dichiara di proteggere i propri crediti (rispetto al 19% di fine anno).
Alto è il timore per la situazione geopolitica: l’82% degli intervistati teme di subire ripercussioni in termini di aumento dei prezzi delle materie prime e di difficoltà di approvvigionamento. Il risultato è molto più di un sentiment: Coface conferma che è la logistica mondiale il vero nodo, il transito navale attraverso lo stretto di Hormuz è crollato del 97%. Questo blocco ha costretto l’Italia a cercare nuovi fornitori che, però, non riescono a soddisfare pienamente la domanda. Il rischio è quello di un effetto domino di ritardi che si riflette inevitabilmente sulle dilazioni di pagamento, specialmente nel settore dei metalli.
Inevitabile la ricaduta sulle previsioni di investimento: solo l’11% delle imprese ha intenzione di richiedere finanziamenti a sostegno degli investimenti nel prossimo trimestre (a differenza di un 20% in chiusura 2025).
“Dobbiamo prendere atto che l’incertezza è ormai la nostra nuova normalità operativa” Ha affermato il Vicepresidente di Confindustria Reggio Emilia Savino Gazza, che ha presieduto l’incontro con le banche locali insieme a Mauro Macchiaverna, Consigliere con delega a credito, finanza e fisco.
“In un contesto dove le variabili geopolitiche rendono obsoleti i modelli di previsione tradizionali, la solidità di un’impresa non si misura più solo sugli ordini, ma sulla sua resilienza finanziaria. – Ha proseguito Gazza – Per questo guardiamo con estrema preoccupazione alla riunione della BCE del 30 aprile: un ulteriore rialzo dei tassi si tradurrebbe in un immediato rincaro del costo del denaro, mettendo a rischio la sostenibilità dei margini e la pianificazione stessa del nostro sistema produttivo.“


