Maxi operazione dei Carabinieri nella mattinata di martedì 7 luglio nelle province di Parma e Reggio Emilia, dove i militari del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Venezia e del Gruppo Carabinieri Forestale di Parma, con il supporto dei Comandi Provinciali competenti e del 13° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Forlì, hanno eseguito una misura cautelare reale emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna.
Il provvedimento è stato disposto su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna – Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo (D.D.A.A.), che ha coordinato una complessa attività investigativa sviluppata tra il 2022 e il 2026. Le indagini, avviate grazie alle prime informazioni raccolte dalla Compagnia Carabinieri di Parma, sono state condotte dal Nucleo Operativo Ecologico (N.O.E.) di Bologna e dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) di Parma.
Secondo l’ipotesi accusatoria, gli investigatori hanno ricostruito l’esistenza di un’organizzazione dedita alla gestione abusiva e al traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti metallici, ferrosi e non ferrosi, oltre che di veicoli fuori uso.
Le attività investigative, supportate da servizi di osservazione, pedinamenti, tracciamenti GPS, videoriprese e impiego di droni, hanno interessato diversi imprenditori della provincia di Parma, titolari di ditte operanti nel commercio di rottami. Gli indagati avrebbero raccolto rifiuti metallici presso piccole e medie imprese, officine meccaniche, cantieri edili e privati cittadini utilizzando autocarri solo parzialmente autorizzati o del tutto privi dell’iscrizione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali per le categorie di rifiuti trasportate.
I materiali sarebbero poi stati conferiti in quattro siti di stoccaggio abusivi, privi delle necessarie misure di sicurezza ambientale, come pavimentazioni impermeabili e sistemi di raccolta dei liquidi inquinanti. Qui i rifiuti venivano selezionati, smontati, ridotti di volume e separati in violazione della normativa vigente.
Successivamente, per reimmettere il materiale nel circuito commerciale e ostacolarne la tracciabilità, gli indagati avrebbero ceduto i rottami a quattro aziende di recupero delle province di Parma e Reggio Emilia, ricorrendo in alcuni casi anche alla falsificazione dei Formulari di identificazione dei rifiuti (F.I.R.). Per i legali rappresentanti delle società acquirenti è stato ipotizzato il concorso nel reato, avendo tratto un vantaggio economico dall’acquisto di materiali trattati illecitamente.
Le indagini hanno consentito di quantificare l’entità del traffico. Nel solo 2023 sarebbero stati documentati circa 500 trasporti abusivi di rifiuti, per oltre 650 tonnellate di materiale movimentato illegalmente. Il profitto illecito è stato stimato in circa 300 mila euro, ai quali si aggiungerebbe il risparmio derivante dal mancato rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa ambientale.
Complessivamente risultano indagate 20 persone e quattro società, ritenute responsabili, a vario titolo e in concorso tra loro, del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.
Accogliendo la richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, il G.I.P. del Tribunale di Bologna ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di quattro siti di stoccaggio abusivi situati nei comuni di Langhirano, Neviano degli Arduini e Corniglio, oltre a sei autocarri Iveco-Fiat utilizzati, secondo gli inquirenti, per il trasporto illecito dei rifiuti.
Contestualmente ai sequestri, i Carabinieri hanno eseguito perquisizioni personali e locali nei confronti degli indagati e delle aziende coinvolte, acquisendo documentazione ritenuta utile alle indagini e notificando gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari.
Per garantire la custodia e la gestione dei beni immobili sequestrati, il G.I.P. ha inoltre nominato un amministratore giudiziario.
Si ricorda che il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e che le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso dell’eventuale processo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.


