Carlo Baldi, Reggio perde un uomo che sapeva guardare al futuro

Commercialista, intellettuale, politico e soprattutto padre di Unimore: dagli anni Novanta la sua battaglia per fare di Reggio una città universitaria.

Reggio Emilia piange Carlo Baldi, scomparso ieri sera all’età di 87 anni. Con lui se ne va una figura poliedrica e profondamente legata alla storia recente della città: commercialista tra i più stimati, uomo di cultura, appassionato d’arte e musica, amministratore e politico, ma soprattutto visionario e instancabile promotore dell’università a Reggio Emilia.

Nato nel 1939 a Ghiardello, Baldi cominciò a lavorare molto presto. A soli 18 anni divenne segretario della Cooperativa Muratori di Gatta. Parallelamente studiava Economia all’Università di Parma, fino alla laurea e all’abilitazione alla professione di commercialista.
Nel 1972 fondò il proprio studio professionale, destinato a diventare negli anni una realtà importante nel panorama economico reggiano, oggi Baldi Prati & Partners. Ma la professione non bastò mai a contenere la sua curiosità e la sua energia. Baldi fu infatti un uomo dalle molte passioni: musica, arte, cultura, scrittura, politica e impegno civico si intrecciarono continuamente nella sua vita.
Era anche presidente della FAR (Famiglia Artistica Reggiana), associazione culturale alla quale dedicò particolare attenzione, e coltivò una grande passione per la scultura. La musica fu un’altra presenza costante, fino a diventare il filo conduttore delle celebrazioni per il 45° anniversario del suo studio professionale al Teatro Municipale Valli.
Non solo, Carlo Baldi amava valorizzare e incoraggiare i giovani che avevano talento e capacità, per questo all’interno delle iniziative della FAR organizzava concerti di musica classica dove i musicisti erano giovani reggiani diplomati del Conservatorio di Reggio Emilia.

Il progetto al quale il suo nome rimarrà però più indissolubilmente legato è quello dell’università a Reggio Emilia.
Negli anni Novanta Baldi comprese che la presenza di un ateneo avrebbe potuto cambiare profondamente il volto della città. Ne fece una battaglia personale e collettiva, raccogliendo intorno al progetto istituzioni, professionisti e mondo economico. Arrivò a mobilitare risorse per circa 30 miliardi di lire e a lavorare perché quella che sembrava allora un’ambizione diventasse una realtà.
Nel 1997 una fotografia lo immortalò mentre firmava il documento che sanciva ufficialmente la nascita dell’Ateneo. Da allora sarebbero passati migliaia di studenti dalle sedi reggiane di quella che sarebbe diventata Unimore.
Nel 2022, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’università, Reggio Emilia ospitò il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per Baldi fu il riconoscimento di una lunga battaglia, ma anche uno stimolo a guardare ancora avanti.

Una visione che non si limitava all’università. Baldi immaginava una Reggio capace di crescere attraverso la cultura, la formazione e la partecipazione, convinto che lo sviluppo della città non potesse essere affidato soltanto all’iniziativa dei singoli.

Anche la politica fu una tappa importante del suo percorso. Fu assessore comunale e consigliere e, nel 2004, si candidò a sindaco con la lista da lui fondata, Laboratorio per Reggio, nelle elezioni poi vinte da Graziano Delrio.

Anche quella esperienza rifletteva il suo modo di intendere l’impegno pubblico. Il «laboratorio» doveva essere, nelle sue intenzioni, un luogo di fermento culturale e di partecipazione civica. Durante la campagna elettorale arrivò persino a organizzare una grande festa popolare da ballo in piazza, mescolando politica, musica e socialità.
Era, in fondo, lo stesso principio che aveva guidato il progetto universitario: costruire comunità e non limitarsi a osservare i cambiamenti.

Baldi era anche un uomo di scrittura. Tra le sue opere figura “La balalaika”, racconto autobiografico con il quale ricevette il premio Raffaele Crovi.

Era un precursore e un futurista: la sua idea di futuro partiva da un concetto molto concreto: la comunità. “Il mondo cambia velocemente, bisogna capirlo e anticiparlo. Non credo negli individualismi, ma nella comunità, che sa sempre indicarci la strada più equa”, aveva detto.

È forse questa la chiave per comprendere la lunga vicenda umana di Carlo Baldi. Non soltanto un professionista capace di costruire un’importante realtà imprenditoriale, né soltanto il promotore che riuscì a portare l’università in città. Baldi è stato soprattutto un uomo che ha provato a lasciare Reggio diversa da come l’aveva trovata.
E oggi, mentre la città ne ricorda la figura, resta proprio quell’eredità: un’università che continua a formare generazioni di giovani, una vita spesa tra professione e cultura e una quantità di idee che, come tutte le idee davvero lungimiranti, continuano a interrogare il futuro anche dopo chi le ha concepite.

Marina Bortolani