“Desta forte preoccupazione la notizia di un decreto legislativo che prevede la cancellazione della figura delle Consigliere di parità regionali, su iniziativa del Governo della premier Giorgia Meloni e della ministra per le Pari opportunità Eugenia Roccella, per altro depositato propri alla vigilia dell’8 marzo, Giornata internazionale dei diritti delle donne”. Ad, affermarlo sono le assessore del Comune di Reggio Emilia alla Cura delle persone Annalisa Rabitti e alle Politiche educative Marwa Mahmoud lanciando un appello alla Consigliera nazionale di parità Filomena D’Antini, in vista della Conferenza nazionale delle consigliere e dei consiglieri di parità prevista per domani a Roma, al Ministero del Lavoro.
“Le Consigliere di parità rappresentano, nei territori, un presidio concreto di tutela contro le discriminazioni nel lavoro e uno strumento di prossimità per tante donne che affrontano difficoltà legate a disparità salariali, maternità, precarietà e molestie. È un’istituzione pensata per essere autonoma, diffusa sul territorio e dotata di competenze specifiche. Anche se spesso il ruolo è stato spesso definito “forte sulla carta ma debole nella realtà”, la consigliera di parità può intervenire in via stragiudiziale, promuovendo conciliazioni, oppure attivare azioni legali contro discriminazioni individuali e collettive. Si tratta quindi di un potere tutt’altro che simbolico, che nel tempo ha generato orientamenti giurisprudenziali rilevanti, contribuendo a rimuovere disparità sistemiche nei luoghi di lavoro. La sua funzione è quindi non solo di assistenza ma di produzione di diritto vivente, applicato concretamente, capace di incidere sulle prassi aziendali e sulle politiche del personale.
L’elemento distintivo è l’ascolto: una pratica quotidiana che ha permesso di intercettare conflitti prima che degenerassero, di trovare soluzioni rapide e meno onerose del contenzioso, di attivare ispettorati e protocolli territoriali. In molti casi l’intervento congiunto con gli ispettori del lavoro ha consentito di accertare differenziali retributivi di genere e di imporne la rimozione, migliorando non solo la posizione della singola lavoratrice, ma l’equilibrio complessivo dell’organizzazione”.
“Il recente mutamento normativo – aggiungono le assessore Rabitti e Mahmoud – che ha depenalizzato diverse fattispecie di reato in materia di lavoro, trasformandole in illeciti amministrativi, ha introdotto un paradosso: sanzioni più elevate, ma minori strumenti immediati di ripristino, con il rischio di considerare la discriminazione un comportamento a basso rischio sociale. In questo quadro, indebolire la Consigliera di parità e addirittura cancellarla a livello regionale, anziché rafforzarne strumenti e risorse, appare una scelta incoerente. Se davvero si vuole contrastare il gender pay gap, sostenere l’occupazione femminile e migliorare la qualità del lavoro, è necessario potenziare chi opera come ‘sentinella sul territorio’, non svuotarne il ruolo.
Eliminare o depotenziare questa figura significherebbe ridurre la capacità dell’Autorità pubblica di intervenire in modo capillare, tempestivo e competente. Significherebbe anche trascurare l’impatto positivo che il suo operato produce sul benessere organizzativo, garantendo ambienti di lavoro più equi, meno conflittuali, più inclusivi e come tali anche più produttivi, stabili e capaci di trattenere competenze. La tutela dalle discriminazioni non è un costo, ma un investimento sociale ed economico” .
“La Consigliera di parità – continuano le assessore Rabitti e Mahmoud – è un pubblico ufficiale con funzioni di garanzia, un ponte tra istituzioni e cittadini, un motore di giustizia sostanziale nei luoghi di lavoro. Eliminare questa figura è come voler cancellare i diritti di tutte e tutti.
Come amministrazione comunale, sappiamo quanto sia fondamentale la presenza di punti di riferimento accessibili, capaci di intercettare le situazioni prima che diventino irreparabili e di accompagnare le donne in percorsi di tutela e di empowerment. La parità non si afferma solo con dichiarazioni di principio, ma con strumenti efficaci, risorse adeguate e reti territoriali solide.
Desta ancora più perplessità che questa proposta arrivi in prossimità dell’8 marzo, un momento che, lo ricordiamo, non può essere solo una celebrazione simbolica, deve invece essere un momento di responsabilità collettiva. Se l’Italia è chiamata a rafforzare l’attuazione delle direttive europee in materia di parità e trasparenza nel lavoro, la strada non può essere quella dell’indebolimento dei presidi territoriali, quanto invece il loro potenziamento e coordinamento”.
E concludono le assessore Rabitti e Mahmoud: “Per questo auspichiamo un confronto serio e aperto con gli enti locali e con tutte le realtà impegnate nella promozione delle pari opportunità. Le politiche per l’uguaglianza funzionano quando sono vicine alle persone, radicate nelle comunità e capaci di rispondere in modo tempestivo ai bisogni concreti. In gioco non c’è una questione organizzativa, ma la qualità della democrazia e l’effettività dei diritti delle donne, a Reggio Emilia come nel resto del Paese”.


