
Il Sindaco ha dichiarato di “non avere la bacchetta magica”. È un’affermazione certamente ironica e corretta, ma non può diventare la rappresentazione di una impotenza nell’immediato, né giustificare la rinuncia a una visione futura della città storica sulla quale lavorare, limitandosi a provvedimenti tampone non inseriti in un quadro strategico complessivo di una idea di futuro. In sostanza cosa farà Reggio da grande. Questo vale anche per l’hub urbano e altre iniziative animate da buona volontà, ma prive di una chiara collocazione in un progetto organico unitario e complessivo.
Allo stesso tempo, l’opposizione denuncia le difficoltà del centro pretendendo strumentalmente come al solito dal Sindaco che, va detto, ha ereditato questa situazione prodotta negli ultimi 30 anni senza responsabilità, delle soluzioni immediate con quella stessa “bacchetta magica” che gli contesta come battuta, senza esprimere o aver mai espresso una propria compiuta proposta di futuro della città oltre la critica contingente.
Serve invece una politica che riconosca con onestà gli errori del passato e sappia individuare una visione futura del centro storico, avviando un percorso serio, pragmatico, ambizioso e coerente. Non servono incarichi costosi per certificare problemi evidenti, né alibi di fronte a responsabilità oggettive del passato che occorre correggere.
In questo senso riteniamo molto interessanti le proposte avanzate da Giacomo Scillia e dal Comitato Viviamo Reggio Emilia: contributi concreti che, se inseriti in una strategia complessiva di una visione futura di città storica, possono produrre risultati positivi in un tempo ragionevole. 30 anni non si recuperano in uno.
Serve una visione fondata su alcuni pilastri: frequentazione e vivacità culturale, presidio di sicurezza, ritorno del lavoro in centro, accessibilità semplice e meno costosa, attenzione alla residenza e alle sue esigenze in equilibrio e istituzione di un city manager capace di attrarre attività e investimenti che si muova all’interno di un progetto.
Occorre anche riconoscere errori gravi, come quello del Mercato Coperto, affidato a soggetti economici privati con logiche legittimamente orientate al risultato economico, ma che allo stato non riescono ad essere messe in un valore sistemico per la città, anche se la nuova proprietà, reggiana, obiettivamente sta cercando di trovare un diverso equilibrio non facile. Allo stesso modo, strumenti pubblico-privati come le società di scopo, vedi STU Reggiane, fondati però su esperienze e competenze imprenditoriali oggettive e comprovate, non devono essere un tabù, ma occasioni importanti per generare ritorni sociali ed economici che vadano oltre all’esclusivo e stretto interesse economico di bilancio del soggetto attuatore privato.
In questo senso riteniamo molto interessanti le proposte avanzate da Giacomo Scillia e dal Comitato Viviamo Reggio Emilia: contributi concreti che, se inseriti in una strategia complessiva di una visione futura di città storica, possono produrre risultati positivi in un tempo ragionevole. 30 anni non si recuperano in uno.
Serve una visione fondata su alcuni pilastri: frequentazione e vivacità culturale, presidio di sicurezza, ritorno del lavoro in centro, accessibilità semplice e meno costosa, attenzione alla residenza e alle sue esigenze in equilibrio e istituzione di un city manager capace di attrarre attività e investimenti che si muova all’interno di un progetto.
Occorre anche riconoscere errori gravi, come quello del Mercato Coperto, affidato a soggetti economici privati con logiche legittimamente orientate al risultato economico, ma che allo stato non riescono ad essere messe in un valore sistemico per la città, anche se la nuova proprietà, reggiana, obiettivamente sta cercando di trovare un diverso equilibrio non facile. Allo stesso modo, strumenti pubblico-privati come le società di scopo, vedi STU Reggiane, fondati però su esperienze e competenze imprenditoriali oggettive e comprovate, non devono essere un tabù, ma occasioni importanti per generare ritorni sociali ed economici che vadano oltre all’esclusivo e stretto interesse economico di bilancio del soggetto attuatore privato.
Se per il passato non ci sono responsabilità di questa amministrazione, resta invece incomprensibile la scelta di questa nel collocare il nuovo Centro per l’Impiego ai Petali, con un investimento di oltre 3 milioni di euro, anziché in centro storico, così come quella di servizi importanti in aree periferiche.
Una particolare attenzione deve essere dedicata ai buchi neri del centro storico e cioè ai grandi contenitori inutilizzati, dall’ex OPG all’ex carcere di San Tommaso, dagli ex uffici ACI agli ex poliambulatori di Via Monte San Michele a cui aggiungere fuori dal perimetro ma a ridosso il Consorzio Agrario di Via F.lli Manfredi, sui quali serve una strategia di rilancio.
Un esempio significativo viene da Milano, dove il gruppo Campari SpA ha deciso di trasferire il proprio quartier generale dalla periferia di Sesto San Giovanni nel centro cittadino in Corso Europa, a due passi dal Duomo, portando centinaia (400/500) di lavoratori e creando indotto numericamente ed economicamente importante. È la dimostrazione che, con visione e politiche adeguate, i centri storici possono tornare attrattivi.
Anche Reggio Emilia può cogliere opportunità analoghe. La vicinanza a Milano grazie all’alta velocità ci pone a soli 35/40 minuti dal centro dell’unica città europea italiana e la qualità e i costi della vita della nostra città rappresentano un potenziale straordinario.
Servono però visione, ambizione, conoscenze, esperienze, competenze e soprattutto la volontà di superare ogni provincialismo.
È questo ciò che oggi la città chiede alla propria amministrazione.
Claudio Guidetti – Presidente regionale ER e Segretario provinciale Reggio Emilia AZIONE


