“Oggi abbiamo deciso di essere in piazza, nella camminata chiamata dalla città contro la violenza sulle donne. Abbiamo deciso di attraversarla come soggettività decoloniale, perché non ci sembrava possibile non essere in piazza nella nostra città contro la violenza di genere nella giornata globale di solidarietà con la Palestina.
Perché non dimentichiamo che il 70% delle vittime dei bombardamenti genocidi di Israele su Gaza sono state donne e bambini. Non dimentichiamo che la responsabilità di quelle morti sta anche negli accordi commerciali che le istituzioni fanno con aziende sioniste, come FCR con TEVA.
Non dimentichiamo le donne rinchiuse nelle carceri sioniste per il solo fatto di aver resistito alla violenza coloniale e suprematista. La violenza patriarcale non è solo la violenza che si esprime nelle botte sui corpi delle donne o quando una di noi viene ammazzata. La violenza patriarcale è una violenza strutturale e sistemica, l’altra faccia della medaglia della violenza neoliberista e coloniale che devasta e sfrutta i territori, espropriando chi li vive della propria libertà ed autodeterminazione.
A chi ci propone logiche di militarizzazione e repressione per difenderci dalla violenza rispondiamo che l’unica soluzione sono diritti e cura collettiva. Non saranno i soldi per le armi o l’esercito in città (entrambe risultato della stessa logica patriarcale e paternalista) a proteggerci dalla violenza: a farlo sarà la cura collettiva, i diritti diffusi, l’autodeterminazione dei nostri corpi.
Ci vogliamo vivi. In ogni città, in ogni lembo di terra. Da ogni fiume ad ogni mare”.
Assemblea Reggiana per la Palestina



