In questi giorni sta emergendo la richiesta di scuse da parte delle scuole sioniste americane per la mancata delegazione alle scuole dell’infanzia di Reggio Emilia.
Ci chiediamo di quali scuse parlino, visto che la scelta di non partecipare alla visita è stato il prodotto diretto di un rifiuto di firmare un documento, tra l’altro estremamente generico, di ripudio della guerra, dei genocidi, di ogni forma di discriminazione.
Quindi un’istituzione, e persone all’interno di questa, che si sono rifiutate di dichiararsi per la pace, l’inclusione e il rispetto dei diritti di tutte, oggi si auto-narrano come vittime e discriminate.
Malaguzzi, come Bruner, ci ha insegnato bene l’importanza della narrazione, di ascoltare con attenzione la scelta delle parole, come specchio dello sguardo di chi racconta.
Le parole della delegazione sionista ci raccontano di persone che rivendicano il proprio privilegio, considerando l’inclusione e il rispetto delle differenze non come valore universale ma solo quando riguarda la propria identità.
La cosa non ci sorprende: il sionismo teorizza la sicurezza di un popolo sulla distruzione di un altro. Anzi, di tutti gli altri, se abitano lo spazio che il sionismo definisce la propria terra promessa, visto che Israele ha bombardato impunemente ed unilateralmente 7 stati sovrani negli ultimi 2 anni.
E questa narrazione, per quanto ci riguarda, non può avere spazio nella nostra città, e ancora meno nelle scuole dell’infanzia, luoghi di inclusione, di crescita, di diritti, di futuro.
Luoghi dove il protagonismo è dell3 bambin3: quelle stesse bambin3 che l’entità sionista ha ucciso, bruciato, mutilato, evaporato con le bombe e i proiettili piovuti su scuole, ospedali, ambulanze.
La città non deve nessuna scusa.
Merita però delle spiegazioni, da parte di Reggio Children e dell’Istituzione Scuole e Nidi dell’Infanzia, così come dalla giunta di questa città.
Perché per settimane abbiamo chiesto che non fosse lasciato spazio a chi fosse anche solo ambiguo rispetto al genocidio in Palestina.
Ci avevano detto che chi entrava nelle scuole dell’infanzia aveva firmato un documento che ripudiava guerra, genocidio, discriminazioni.
Scopriamo dai giornali che la delegazione israeliana, o almeno parte di essa, potrebbe non aver firmato proprio nulla.
E allora chi dovrebbe tutelare il diritto all’infanzia in questa città ci deve spiegare se quello che tutela è un diritto o un privilegio; se è l’inclusione, quella vera, che ha il coraggio di essere partigiana, o solo la vetrina, che tutela il brand e i profitti che comporta. Perché sa molto di vetrina anche l’iniziativa con Parents Circle, promossa da Reggio Children, che cerca di nascondere dietro al dolore privato e all’enorme coraggio di chi cerca di trasformarlo in azione collettiva di pace, l’incapacità delle istituzioni di schierarsi apertamente contro un progetto dichiarato di genocidio, occupazione e pulizia etnica quale è il sionismo.
Ragazze e ragazzi di tutto il Paese e di tutta Europa ci stanno insegnando, in questi giorni, che cosa pensano delle vetrine. E, invece, del profondo bisogno di diritti che pervade la nostra società. Il Comune di Reggio Emilia e Reggio Children ci dicano da che parte scelgono di stare.
Assemblea Reggiana per la Palestina


