La questione riguardante la costruzione di un nuovo supermercato Conad in via Ospizio vede contrari molti cittadini di Reggio Emilia, non solo residenti, che di questo nuovo centro commerciale non sanno proprio che farsene. Di contro, difendono coraggiosamente uno spazio verde di circa 45mila metri quadrati che, cresciuto spontaneamente, è diventato il simbolo di una lotta civile. Una battaglia che vede contrapposti da una parte gli interessi economici di chi ha acquistato regolarmente l’area per costruire questo nuovo simbolo del consumismo di massa e dall’altra i cittadini che a proprie spese e spendendo il proprio tempo, peraltro sotto un sole che morde, vogliono ribadire l’esigenza e la priorità che uno spazio verde ha e deve continuare ad avere dentro un centro urbano sempre più cementificato e industrializzato.
Ammesso che le trattative per l’edificazione del nuovo Conad siano state regolari e che quindi l’azienda abbia tutti i diritti di avviare l’opera, la domanda è: è proprio necessario abbattere metri quadri di verde boschivo indispensabili a mantenere l’aria più respirabile e le temperature più accettabili? Non è forse proprio all’interno delle proprie pubblicità ambientaliste che il marketing del Conad punta sul rispetto dell’ambiente, sull’uso economico dell’acqua e sulla necessità di una filiera biologica sostenibile?
Possibile che un’azienda che in questo territorio è tra le prime di riferimento per i consumatori non riesca a trovare un compromesso accettabile da entrambe le parti? Veramente non ha altra soluzione se non quella di proseguire con la distruzione di uno spazio verde che racchiude in sé un microcosmo di fauna che andrà spazzato via per cementificare l’area in nome di un progetto che poteva avere senso decenni fa, quando ci fu l’acquisizione dello spazio edificabile, ma che oggi ha perso di significato?
Non si possono non spendere due parole per il Sindaco della città e per le posizioni prese in merito alla questione. Oltre a un’assenza dialettica disarmante, i pochi interventi del Dr. Massari si sono rivelati del tutto inefficaci. L’ultimo, in cui si dichiara disponibile a ricevere i cittadini per ascoltare le loro ragioni, è certamente espressione del non-pensiero o dell’assenza totale di una posizione personale — e della giunta comunale tutta — rispetto alla questione del Bosco di Ospizio.
Perché le ragioni dei cittadini sono solo loro? Perché non sono anche del Sindaco che, in quanto primo cittadino, dovrebbe essere il portabandiera delle istanze di rispetto dell’ambiente e del verde pubblico, oltre che fautore di progetti volti al benessere della vita di tutti nella città che amministra su mandato di questi stessi cittadini? Sarebbe interessante conoscere le ragioni profonde per cui la battaglia è degli altri e non sua in primo luogo. Perché non è con loro a protestare? Perché non si è attivato per intavolare un confronto con gli amministratori del Conad per cercare, all’interno di un tavolo condiviso e insieme ai rappresentanti del Bosco di Ospizio, una soluzione soddisfacente per tutti?
Un’ultima considerazione è d’obbligo ed è rivolta proprio a quei cittadini che si stanno spendendo in una battaglia sacrosanta che tutti noi dobbiamo abbracciare, in quanto riguarda un bene pubblico ed è il simbolo di una sfida più grande: quella tra la sostenibilità ambientale — che racchiude il rispetto per la vita come diritto inalienabile — e il disprezzo totale per quest’ultima in tutte le sue forme, perpetrato da politiche e politici liberisti in nome di un progresso di tipo consumistico e materiale che dei valori umani non sa che farsene, se non spazzarli via e sostituirli con prodotti commerciali.
Il Bosco di Ospizio è vittima due volte. In prima istanza lo è delle amministrazioni dello stesso schieramento politico che da anni si susseguono alla guida di questa città, alimentando la costruzione indiscriminata di edifici ad uso commerciale e venendo deliberatamente meno alla propaganda ambientalista sfoggiata prima di ogni campagna elettorale. In seconda istanza ne sono responsabili gli stessi cittadini che, con il proprio voto, hanno sostenuto per anni queste politiche capitalistiche e anti-ambientaliste, per poi tentare — solo di fronte a un disastro imminente ma ampiamente annunciato — di frenare ciò che purtroppo rischia di essere inevitabile.
Se vogliamo che il mondo cambi, dobbiamo essere noi i primi a cambiare e, dentro un processo democratico, il nostro voto fa la differenza. Continuare a sostenere politicamente amministratori indifferenti a quelli che per noi sono invece valori esistenziali fondamentali dovrebbe essere motivo necessario e sufficiente per guardarci intorno e considerare che un altro modo di vivere è possibile e, soprattutto, che un’alternativa la possiamo costruire insieme.
Alessandra Valentini – Segretario Circolo PRC-SE Reggio Emilia


