Nella consulenza tecnica della dott. Benedetta Bortoluzzi, disposta sull’area Ospizio dal PM Isabella Chiesi, si legge che: “la vegetazione è di tipo ruderale ovvero composta da piante pioniere o colonizzatrici ad alta resilienza e basso fabbisogno pedologico come, ad esempio: Ortica comune, Graminacee foraggere selvatiche, Grespino comune”. Premesso che la presenza delle specie citate dalla Bertoluzza non pregiudica affatto la biodiversità, ma ne è testimonianza, riteniamo sia impossibile, con un solo sopralluogo per di più in febbraio (tra i mesi meno indicati per le fioriture), individuare tutte le specie presenti e latenti in un’area di 45.000 metri quadrati.
In occasione di alcuni sopralluoghi del Collettivo Ecosistemico Reggiano, avvenuti negli scorsi anni, sono state individuate 165 specie diverse. Tra le piante erbacee due orchidee protette dalla Regione Emilia Romagna dalla Legge 2/77: Oprys apifera, Cephanthera damasionium. Come affermato dal noto filosofo della scienza prof. Telmo Pievani, in una sua conferenza a Reggio, la presenza di una orchidea, in un paese del Nord Europa, sarebbe già sufficiente per fermare i lavori. Tra le 165 specie catalogate non ci sono solo quindi solo le ruderali. Bisogna però ribaltare il concetto dominante: se fosse solo bosco avremmo molta meno biodiversità.
La ricchezza del sito sta proprio nella presenza di più substrati, tra cui cementi ghiaie, fondamenta allagate, reti perimetrali, cordoli; le specie ruderali che stanno risanando il degrado di impronta umana del sito risultano numericamente rilevanti. Oltre le orchidee protette in realtà non ci sono piante molto rare, ma certamente significativa è la presenza, meno frequente, ma perché molto precoce e non vistosa del Piè di gallo.
Degne di attenzione sono sicuramente quattro specie di Occhi della Madonna, quattro di Gerani selvatici, quattro di Ranuncolo e tre di Trifoglio. Non mancano, di virtù interessanti, sul piano officinale e genetico, la Celidonia, l’Euforbia minore, la Malva e ancora, per citare quelle più conosciute, l’Achillea, il Non ti scordar di me, il Papaver rhoeas etc. etc. Se si potesse entrare a primavera siamo sicuri che l’elenco si allungherebbe ulteriormente: potremmo trovare altre due orchidacee: Himantoglossum adriaticum e Orchis purpurea, presenti al Parco del San Lazzaro e al bosco del Quinzio, nonché l’Anemone giallo, abbondantissimo sempre al San Lazzaro.
Se non è un Bosco questo, è perché è molto più di un Bosco!
Marco Ferrari, Davide Mattioli, Ugo Pellini, Stefano Sturloni – Collettivo Ecosistemico Reggiano