Dopo la replica di ARPAE alle denunce sui miasmi provenienti dall’area industriale, il dibattito si riaccende. L’agenzia ha risposto direttamente all’attivista intervenuta sul tema, Sara Beltrami, scelta che secondo molti rischia di ridurre ad una questione personale un disagio che riguarda un’intera comunità.
“È un peccato – spiega Beltrami – che ARPAE abbia deciso di indirizzare la sua risposta a una persona sola, a me, perché questo atteggiamento dimostra la volontà di spostare l’attenzione da ciò che realmente conta: il problema non è “mio”, bensì riguarda una comunità intera. Non parliamo di un fastidio individuale, ma di una condizione che continua ad essere segnalata dai residenti da 30 anni a questa parte. Non credo che per l’ente sia stata una grande novità. Io sono solo, come attivista, una portavoce di questa, come di altre istanze, della mia frazione di appartenenza.”
Il nodo delle segnalazioni resta centrale. Se da un lato ARPAE sostiene che le denunce siano limitate (appena 4, rivela l’ente), i cittadini smentiscono: “Vero è che il quadro normativo attuale non facilita la tutela del cittadino in questi casi, ma qualcosa non quadra – afferma l’attivista – perché ancora oggi circolano lamentele sui social e nelle chat di quartiere? Non solo: diversi cittadini raccontano di aver provato a contattare il numero di ARPAE, scoprendo peraltro che in orario serale la chiamata diventa a pagamento. Un aspetto che lascia perplessi, considerando che si tratta di un servizio pubblico che dovrebbe essere accessibile a tutti. Sono questioni pubblicate anche sui social, non lo dico io, basta andare a leggere.”
Secondo alcune testimonianze che si leggono anche sui social media, in effetti l’agenzia Arpae avrebbe invitato chi lamenta disagi a rivolgersi all’igiene pubblica. “Con questa novità – sottolinea Beltrami – si sposta il problema da un ufficio all’altro senza affrontarlo nella sua sostanza. Ad Arpae forse sfugge che qui non si tratta di fare la guerra a qualcuno, ma di chiedere aiuto per tutelare la qualità della vita degli abitanti della frazione. Nessuno vuole accusare ARPAE, né tantomeno l’azienda che sarebbe presumibilmente responsabile delle emissioni. Si chiede solo di prendere atto della situazione e di lavorare per una soluzione che concili il benessere abitativo e le esigenze produttive”.
Intanto “la puzza” continua e le segnalazioni non si fermano. “Non serve a nulla trincerarsi dietro un nuovo sistema di abbattimento delle emissioni entrato in funzione nel 2022. Evidentemente oggi, nel 2025, per tutta una serie di condizioni ambientali e non, questo non basta più. Piaccia o no, i cittadini continuano a segnalare il problema. Qualcuno prima o poi dovrà decidere cosa farne”. Conclude l’Attivista.