Dire che il femminicidio non esiste perché uccidere una donna in quanto donna è un omicidio come tutti gli altri significa negare sia la gravità del fenomeno della violenza maschile contro le donne, sia le motivazioni e le pulsioni del tutto peculiari che ne sono alla base.
Nel solo quadriennio 2022-25 sono state 465 le donne uccise in Italia dal proprio partner o ex partner, un fenomeno allarmante che non sembra conoscere significative flessioni e che rappresenta una delle piaghe più preoccupanti e vergognose della società contemporanea. Ma a rendere del tutto peculiare questo fenomeno criminale non sono solo i numeri, ma anche, e soprattutto, le motivazioni che lo determinano.
Sono la volontà di dominio e di prevaricazione, il senso patologico del possesso, l’incapacità di gestire emotivamente un rifiuto o un abbandono che spingono di volta in volta troppi uomini a reagire con violenza spingendosi sino all’atto estremo dell’uccisione della propria partner o ex partner. A rendere del tutto specifico e particolarmente grave il fenomeno del femminicidio non è solo il genere della persona uccisa, ma sono i moventi che ne sono all’origine.
Ecco perché occorre distinguere tale fenomeno criminale da altre tipologie di omicidio: per renderlo il più possibile visibile e per prevenirlo e combatterlo più efficacemente, anzitutto sul piano pedagogico e culturale. È ciò che è stato fatto, peraltro, con l’approvazione della legge 2 dicembre 2025, n. 181, che ha istituito nel nostro Codice penale il reato di femminicidio.
Negare la portata e le cause del tutto peculiari dei femminicidi significa sottovalutare ottusamente un fenomeno particolarmente grave e strutturale, sminuendo l’operato di tutti quei soggetti (operatori di giustizia, familiari di vittime, associazioni, centri antiviolenza) che ogni giorno si adoperano per prevenirne e contrastarne gli effetti. Se alle frasi di Vannacci sul femminicidio si aggiungono quelle sul cosiddetto “reddito produttivo di maternità”, che consenta “alle donne di fare figli lasciando posti liberi per gli uomini che sono a casa”, possiamo ben comprendere qual è la visione vannacciana del ruolo della donna nella società:
un mero strumento procreativo o riproduttivo, la cui unica funzione è fare figli. “La guerra sta all’uomo come la maternità alla donna”, affermava spesso Mussolini. Quella di Vannacci, nella sua sconcertante rozzezza, è un’idea molto simile.
Segreteria Provinciale PD


