Il nubifragio, con vento straordinario fino a 85 km. all’ora, che si è abbattuto sulla nostra Provincia, ha provocato una vera e propria strage di alberi. Alberi monumentali come un Cedro all’interno dei Giardini Pubblici sono stati letteralmente sradicati, ma anche querce secolari hanno subito la stessa sorte; in via Acque Chiare alcune si sono invece spezzate. Sono state colpite indifferentemente piante sane, malate e con problemi.Questo evento ha una spiegazione scientifica che va sotto il nome di “Effetto vela”: l’albero si comporta come una barca a vela, dove la chioma rappresenta la vela, il fusto l’albero maestro e la zolla (il disco delle radici) è lo scafo. Quando il vento colpisce la chioma di un albero, esercita su di esso una pressione che tende a farlo piegare o, in casi estremi, a farlo cadere. Questa pressione è proporzionale alla superficie della chioma esposta al vento e alla sua forma; gli alberi di grosse dimensioni, caratterizzati da chiome ampie e ramificazioni complesse, sono particolarmente soggetti all’effetto vela.

Un’eccessiva pressione del vento può causare rotture dei rami; se il tronco principale è robusto e non “si rompe” si arriva allo sradicamento della pianta o cedimenti strutturali, che mettono a rischio anche l’ambiente circostante. Il comportamento degli alberi quindi varia da specie a specie a seconda delle caratteristiche morfologiche (età, radici, chioma etc.). In ogni caso comunque, per prevenire danni e preservare questi alberi, fondamentale è la loro manutenzione corretta e periodica. E’ stato sì un evento eccezionale che però si sta ripetendo sempre più spesso e di ciò uno dei responsabili è il cambiamento climatico.
Ugo Pellini


