Savino Gazza

L’esplosione dei prezzi dell’energia nelle ultime settimane rischia di infliggere un colpo durissimo alla competitività delle imprese manifatturiere della provincia di Reggio Emilia. Confindustria Reggio Emilia lancia un segnale d’allarme con i numeri in mano: se i prezzi di marzo 2026 dovessero consolidarsi come riferimento strutturale, la bolletta energetica annuale dell’industria provinciale peserebbe oltre 115 milioni di euro in più rispetto a quanto già oneroso costo di febbraio.

L’Ufficio Studi di Confindustria Reggio Emilia ha elaborato una simulazione applicando i prezzi medi mensili registrati a febbraio 2026 e quelli stimati a marzo 2026 ai consumi effettivi di energia elettrica e gas dell’industria provinciale nell’anno 2024, secondo i dati TERNA e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
I risultati sono inequivocabili. Sul fronte dell’energia elettrica, il PUN (Prezzo Unico Nazionale) è passato dai 114,41 €/MWh di febbraio ai 143,40 €/MWh di marzo, un incremento del 25% in un solo mese. Applicato al consumo annuale dell’industria reggiana – pari a circa 1,8 milioni di MWh – questo rincaro si traduce in un maggior costo di 52,2 milioni di euro. Sul fronte del gas naturale, la dinamica è ancora più accentuata: il prezzo mensile è salito da 35,09 €/MWh a 52,12 €/MWh, un balzo di quasi il 49%. Sul consumo industriale provinciale di circa 3,7 milioni di MWh, l’impatto aggiuntivo raggiunge i 62,9 milioni di euro.
Il maggior costo complessivo – energia elettrica e gas – ammonta quindi a 115 milioni di euro annui: una cifra che fotografa con precisione la vulnerabilità del sistema produttivo locale di fronte alla volatilità dei mercati energetici.
Le imprese non possono reggere una simile variabilità. “Questi numeri non descrivono un aumento fisiologico dei costi di produzione – afferma Savino Gazza, Vicepresidente di Confindustria Reggio Emilia –. Descrivono un’instabilità strutturale che impedisce alle imprese di programmare investimenti, stipulare contratti e competere ad armi pari sui mercati internazionali. Ogni fiammata dei prezzi erode margini già compressi dalla concorrenza globale“.
La preoccupazione non riguarda solo l’aumento dei costi, ma soprattutto la loro imprevedibilità. Le aziende fanno fatica ad assorbire il salto di quasi il 50% del prezzo del gas con i contratti già in corso e non possono trasferirlo subito sui prezzi di vendita. Il rischio è concreto: molte imprese potrebbero andare in perdita su ordini già acquisiti. Confindustria Reggio Emilia chiede interventi che vadano oltre le misure di contenimento congiunturale.
Al Governo italiano si chiede di agire con urgenza su tre fronti: la revisione del meccanismo di formazione del PUN, che lega eccessivamente il prezzo dell’elettricità alla quotazione del gas anche quando la quota rinnovabile nella generazione è elevata; il rafforzamento degli strumenti di copertura a lungo termine per le imprese energivore; la semplificazione degli iter autorizzativi per gli impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili, ancora troppo lenti rispetto all’urgenza della transizione. All’Unione Europea si chiede di accelerare la costruzione di una vera politica energetica comune, con particolare attenzione a tre priorità: il completamento dell’Unione dell’Energia, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas e la revisione del mercato elettrico europeo avviata con la riforma del 2024, affinché i segnali di prezzo riflettano i costi reali di produzione e non la sola variabile marginale del gas.
L’indipendenza energetica europea non è solo una questione geopolitica – aggiunge Savino Gazza –. È la condizione necessaria perché la nostra industria abbia un futuro competitivo. Non possiamo continuare ad affidare la sopravvivenza delle nostre imprese alle oscillazioni di mercati che non controlliamo“.