A quasi quattro anni dall’entrata in esercizio dell’impianto FORSU di Gavassa, non siamo più nel tempo delle promesse: siamo nel tempo del bilancio. Quanto emerso nella Commissione consiliare del 24 luglio impone risposte su due questioni essenziali: quanto costa realmente il trattamento della FORSU ai cittadini e come sta funzionando l’impianto rispetto a quanto previsto e autorizzato.

Sul piano economico, dopo l’annullamento nel maggio 2023 del precedente regime degli “impianti minimi”, Gavassa è stato considerato un impianto aggiuntivo. La convenienza del conferimento avrebbe quindi dovuto essere verificata attraverso procedure competitive e un effettivo confronto con il mercato.

Nei PEF 2024 e 2025 il trattamento della FORSU è stato invece valorizzato a 92 euro per tonnellata, mentre le informazioni disponibili indicano condizioni di mercato nell’ordine dei 50-55 euro, in alcuni casi anche inferiori. Una differenza potenzialmente rilevante, moltiplicata per migliaia di tonnellate e trasferita sulla TARI pagata da famiglie e imprese.

Ai cittadini non sono stati mostrati una gara, un confronto tra offerte o un’analisi comparativa capace di spiegare la convenienza della scelta. Né è stato chiarito con numeri verificabili quale beneficio economico sia realmente ritornato agli utenti attraverso i ricavi prodotti dalla vendita del biometano.

Il punto è semplice: quando il mercato offre condizioni molto più convenienti, spetta a chi governa spiegare perché si continui a pagare di più. E in una città dove il servizio di igiene urbana è in proroga da oltre dieci anni senza una nuova gara, è legittimo che i cittadini temano di sostenere costi superiori al dovuto.

Sul piano tecnico e ambientale, i documenti acquisiti dai Comitati attraverso le richieste rivolte ad ARPAE hanno fatto emergere elementi altrettanto rilevanti: nel 2024 la torcia, attraverso la quale il biogas viene bruciato anziché trasformato in biometano, ha funzionato per 2.872 ore, circa un terzo dell’anno; è stato accertato il superamento del limite differenziale notturno presso un’abitazione vicina; alcuni controlli ambientali hanno determinato prescrizioni e provvedimenti di diffida.

Questi fatti non consentono, da soli, di dichiarare che l’intero impianto sia difforme o non conforme. Impongono però una verifica pubblica: l’impianto che oggi opera a Gavassa corrisponde, nelle prestazioni effettive, nelle condizioni di esercizio e negli impatti prodotti, a quello presentato e autorizzato alla città? È la domanda posta in Commissione da Giardo Filippini, in rappresentanza dei Comitati.

Non si tratta di allarmismo o di polemiche ideologiche. Sono questioni di interesse pubblico emerse grazie alla determinazione di cittadini che, per ottenere risposte, hanno dovuto studiare norme e autorizzazioni, rivolgersi a esperti e insistere per mesi, talvolta per anni.

Troppo spesso ci siamo sentiti considerati un fastidio, un ostacolo a decisioni già assunte o contestatori pregiudiziali. I fatti dimostrano invece che le domande poste riguardavano temi centrali: costi della TARI, trasparenza, emissioni, rumore, odori, qualità della raccolta e tutela del territorio.

La partecipazione non può diventare una prova di resistenza, nella quale chi pone una domanda deve scrivere ripetutamente e trasformarsi in tecnico per ricevere risposte comprensibili. La partecipazione è la linfa della democrazia, non un intralcio amministrativo.

Il nodo politico riguarda soprattutto il Comune, chiamato a tutelare la comunità ma, al tempo stesso, socio di Iren. Questa circostanza non dimostra di per sé l’esistenza di un conflitto o di un comportamento scorretto, ma impone un livello ancora più elevato di trasparenza, indipendenza e capacità di controllo.

Quando controllore e azionista convivono nella stessa istituzione, l’imparzialità non deve soltanto esistere: deve essere visibile e documentata. La dialettica con il gestore dovrebbe essere rigorosa e orientata a ottenere le migliori condizioni economiche e ambientali per la collettività, non apparire più debole di quella riservata ai cittadini che pongono domande.

Chiediamo quindi al Comune di aprire una fase nuova, attraverso un bilancio pubblico e unitario dell’impianto che metta insieme autorizzazioni, modifiche intervenute, funzionamento delle torce, controlli ambientali, rumore, odori, quantità trattate, scarti, rese in biometano, costi e benefici riconosciuti agli utenti.

Durante la Commissione, l’amministratore delegato di Iren Ambiente Eugenio Bertolini ha evidenziato la cattiva qualità della frazione organica raccolta. Anche questo dato deve essere affrontato pubblicamente: una raccolta differenziata elevata perde valore se una quota significativa del materiale diventa scarto destinato a smaltimento, con maggiori costi e impatti ambientali. È un problema che richiede il coinvolgimento dei cittadini, ma prima ancora iniziativa, informazione e responsabilità da parte del Comune e del gestore.

Chiediamo inoltre un tavolo permanente tra Comune, ARPAE, gestore e rappresentanti dei cittadini, con scadenze definite, verbali pubblici e informazioni comprensibili. E chiediamo che il futuro affidamento del servizio di igiene urbana sia affrontato senza ulteriori inerzie, mediante procedure trasparenti e realmente competitive.

Ringraziamo il consigliere Fabrizio Aguzzoli, non perché abbia semplicemente condiviso le nostre posizioni, ma perché ha ascoltato i cittadini, ha preso sul serio le domande poste e ha utilizzato gli strumenti del proprio mandato per portarle nel luogo istituzionale in cui devono essere discusse.

Questo percorso non sarà stato vano se aiuterà Reggio Emilia a ricostruire una relazione diversa tra cittadini e istituzioni: non, da una parte, chi decide e, dall’altra, chi deve limitarsi a subire e pagare.

Reggio Emilia, città del Tricolore e della partecipazione democratica, merita una politica che non tema le domande, sappia ascoltare e abbia la forza di correggersi quando necessario.

Smarrire temporaneamente la strada può accadere. Il vero errore sarebbe non riconoscerlo e non fare nulla per riprenderla.

Coordinamento Comitati Ambiente e Salute
Rurali Reggiani (Ru.Re)
Economia Circolare Reggio Emilia
Acqua Bene Comune Reggio Emilia