Egregio Signor Sindaco,
la vicenda del cosiddetto “Bosco Ospizio”, al di là delle differenti opinioni sull’intervento, dovrebbe diventare l’occasione per affrontare in modo concreto la valorizzazione del patrimonio verde della nostra città, creando una fattiva collaborazione ed evitando così, in futuro, che cittadini, aziende e Amministrazione si ritrovino a confliggere tra loro.
Nel merito specifico ci siamo già espressi pubblicamente in modo chiaro e netto.
Il Comune di Reggio Emilia dispone del Regolamento per il verde pubblico e privato approvato nel 2013. Quel Regolamento, però, precede di cinque anni un’importante evoluzione normativa: il D.Lgs. 34/2018 “Testo unico in materia di foreste e filiere forestali” del Governo Gentiloni e il successivo “Regolamento forestale della Regione Emilia-Romagna n. 3/2018”.
Queste norme sovraordinate trovano applicazione indipendentemente da un formale “recepimento” comunale. Ciò però non significa però che nulla debba essere fatto. Al contrario, dopo otto anni appare ragionevole verificare se il Regolamento comunale, la pianificazione e, soprattutto, le relative cartografie e ricognizioni siano pienamente coordinate con il quadro normativo sopravvenuto.
La normativa forestale non attribuisce la qualifica di bosco o boschetto sulla base di una definizione politica o giornalistica, ma stabilisce criteri e condizioni oggettive e disciplina anche situazioni nelle quali terreni destinati ad altri usi vengono progressivamente colonizzati dalla vegetazione spontanea.
È esattamente il problema emerso anche a Ospizio.
Per questo proponiamo all’Amministrazione comunale di aprire una revisione del Regolamento del verde del 2013, anche nell’ambito degli strumenti attuativi del PAESC, coordinandolo con la normativa nazionale e regionale, introducendo una ricognizione periodica del patrimonio verde, anche alla luce dell’importante Legge Regionale 30/2023 “Disciplina per la conservazione degli alberi monumentali e dei boschi vetusti”.
L’obiettivo deve essere duplice: tutela ambientale e certezza del diritto.
Un proprietario deve poter conoscere le tutele presenti sul proprio terreno e, allo stesso modo, la collettività deve sapere quali aree costituiscano realmente patrimonio verde da proteggere.
Si potrebbe prevedere una ricognizione comunale periodica, con cartografia digitale pubblicamente consultabile e una procedura che consenta ai proprietari di chiedere la verifica della classificazione della propria area. Il censimento comunale sarebbe un arricchimento e uno strumento fondamentale di conoscenza, prevenzione e trasparenza.
Per fare ciò si potrebbe valutare il coinvolgimento del Consorzio Fitosanitario Provinciale di Reggio Emilia che ha competenze in merito.
Ambiente e sviluppo urbano non devono essere necessariamente avversari.
Il presunto “Bosco” Ospizio deve vedere tutelati i diritti, riconosciutee attese e sensibilità dei cittadini e soprattutto servire da lezione per migliorare il futuro.
Aggiornare il Regolamento del verde, censire periodicamente le trasformazioni del territorio, informare preventivamente i proprietari e coordinare pianificazione urbanistica e normativa forestale significa tutelare insieme ambiente, proprietà privata e interesse pubblico.
Una buona amministrazione consiste anche in questo: prevedere e risolvere i problemi prima che diventino conflitti.


