Mentre si chiude l’ultimo bando del Parco Agrisolare, con ulteriori 28 domande presentate dalle aziende associate a Coldiretti Reggio Emilia, a conferma di un interesse concreto verso modelli di produzione energetica sostenibile, dal territorio arriva un messaggio chiaro: gli agricoltori vogliono produrre energia compatibile con l’attività agricola, ma senza smettere di produrre cibo.

Un segnale concreto che contrasta con quanto sta accadendo in molte aree agricole dove, da tempo, cresce la pressione per installare impianti fotovoltaici a terra e sistemi agrivoltaici che, di fatto, rischiano di sottrarre suolo fertile e compromettere l’attività agricola.

Investire nelle energie rinnovabili senza sottrarre suolo alla produzione agricola. Una linea che Coldiretti ribadisce anche nel dibattito in corso sulla nuova legge regionale in materia di aree idonee per gli impianti a fonti rinnovabili e che trova conforto anche nelle recenti posizioni espresse dalla Regione.

«La transizione energetica è una sfida che condividiamo – sottolinea il direttore di Coldiretti Reggio Emilia Alessandro Corchia – ma deve essere governata con equilibrio, evitando il rischio di un consumo indiscriminato di suolo agricolo, soprattutto in un territorio come il nostro, fortemente vocato a produzioni di eccellenza e a denominazione protetta. Non possiamo accettare che i campi destinati a produrre latte per il Parmigiano Reggiano vengano coperti da pannelli».

Il punto è particolarmente delicato in provincia di Reggio Emilia, dove l’agricoltura non è solo economia ma identità territoriale. La filiera del Parmigiano Reggiano, ad esempio, si basa sul preciso equilibrio di foraggi locali, prati stabili, rotazioni agronomiche.

In questo contesto, l’installazione di impianti fotovoltaici a terra e alcune configurazioni di agrivoltaico rischiano di entrare in conflitto con le esigenze produttive. Coldiretti richiama quindi la necessità di distinguere con chiarezza tra modelli virtuosi, come il fotovoltaico sui tetti e soluzioni che sottraggono superficie agricola o ne limitano l’utilizzo.

«L’agricoltura non può essere considerata residuale – prosegue Corchia – ma deve restare protagonista anche nella transizione energetica. Serve una regolamentazione che tuteli le aree agricole e garantisca che l’agrivoltaico sia realmente compatibile con la continuità produttiva delle attività agricole».

Coldiretti indica quindi una strada precisa: priorità assoluta al fotovoltaico sui tetti, come dimostrano le domande presentate sul Parco Agrisolare, stop al consumo di suolo agricolo per impianti a terra e agrivoltaico ammesso solo se garantisce davvero la continuità produttiva.

L’attenzione che Coldiretti nutre nei confronti della proposta di legge è molto alta, portando osservazioni a difesa del settore agricolo, anche perché questa regolamenta pure gli impianti eolici, la produzione di energia da biogas, di biometano e da biomasse vegetali, gli impianti idroelettrici, governando dunque il prossimo futuro delle modalità di attuazione delle energie rinnovabili.

«L’energia rinnovabile rappresenta una importantissima opportunità – conclude il direttore Alessandro Corchia – e deve essere costruita insieme alle imprese agricole e non a loro discapito. Bene le rinnovabili, ma non ovunque. Difendere il suolo agricolo significa difendere il cibo, il territorio e il futuro delle nostre comunità».