Il Consiglio comunale ha approvato oggi le tariffe rifiuti puntuali (Tcp) per l’anno 2026 e la relativa variazione del Bilancio di previsione finanziario 2026-2028, derivanti dalla presa d’atto del piano economico finanziario relativo alla gestione dei rifiuti del Comune di Reggio Emilia per l’anno 2026 approvato da Atersir. Il Consiglio si è espresso con 17 voti a favore (Pd, M5S, Lista Marco Massari sindaco, Europa verde-Possibile) e 8 voti contrari (Coalizione civica, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lista civica Tarquini, Lega Salvini premier).
“Questa delibera tiene insieme rigore regolatorio, sostenibilità ambientale ed equità sociale. Certifica un servizio che funziona e che vogliamo far funzionare ancor meglio: con la gara che finalmente restituirà al territorio un affidamento trasparente e competitivo, con il potenziamento della qualità del servizio, con il contrasto senza sconti ad abbandoni ed evasione, e con la protezione concreta delle famiglie più fragili e con premialità per chi differenzia e riduce gli sprechi”, ha affermato l’assessore alla Cura della città Davide Prandi illustrando i documenti e la strategia adottata dal Comune di Reggio per gestire il ciclo dei rifiuti, una strategia fotografata dal Piano economico finanziario e che si basa su tre assi precisi: una nuova gara per il servizio, nuove tariffe graduali e la lotta ad abbandoni ed evasione.
“Innanzitutto l’affidamento del servizio, un servizio che in questo territorio opera in regime di proroga da oltre un decennio – ha sottolineato Prandi – Insieme ad Atersir abbiamo lavorato alla costruzione del bando di gara per il nuovo affidamento, che – come confermato dal direttore dell’Agenzia – sarà pubblicato entro l’autunno 2026. Una gara che permetterà di mettere in concorrenza il servizio, fissare standard di qualità vincolanti e contrattualizzati, definire investimenti certi e restituire al Comune e all’Agenzia territoriale una piena capacità di controllo sul gestore. Il Piano che approviamo oggi costituisce la base conoscitiva ed economica su cui quel bando è costruito: sapere esattamente quanto costa il servizio è la precondizione per andare sul mercato nelle migliori condizioni per i cittadini. Dentro al nuovo affidamento vogliamo portare con forza il tema della premialità, che sarà un principio strutturale del servizio: lavorare a un percorso che incentivi e premi sempre di più i comportamenti virtuosi, delle famiglie come delle imprese. Chi differenzia bene, chi riduce i propri rifiuti, chi conferisce correttamente deve trovare nella tariffa un riconoscimento concreto e crescente”.
“Quando parliamo di tariffe, occorre chiarire che cosa quelle tariffe effettivamente finanziano – ha proseguito Prandi che ha voluto ricordare come Reggio sia ai vertici nazionali con la raccolta differenziata all’85 per cento grazie all’impegno di cittadini e volontari che operano nei parchi o svolgono azioni di sensibilizzazione nelle scuole – Perché dentro il corrispettivo che le famiglie pagano non c’è solo la raccolta porta a porta: c’è un sistema articolato di servizi. C’è la presenza diffusa dei Centri di raccolta sul territorio comunale, aperti a tutte le utenze. C’è la raccolta del verde, il ritiro a domicilio degli ingombranti, le ecostation attive per i conferimenti fuori orario. Ci sono le raccolte dedicate delle pile usate e degli oli esausti, e prossimamente anche il ritiro dei piccoli quantitativi di amianto. È un pacchetto di servizi ampio, che copre l’intero ciclo dei rifiuti urbani e che pochi territori possono vantare con questa completezza. Ma non è solo una questione di quantità: il metodo Arera misura anche l’efficacia del recupero, e l’indicatore di valorizzazione dei materiali è passato dalla classe B alla classe A: i materiali che i reggiani separano ogni giorno vengono effettivamente avviati a riciclo e generano ricavi – oltre 5 milioni di euro tra vendita di materiali e corrispettivi dei consorzi – che rientrano nel Piano e alleggeriscono la tariffa. Dentro il piano 2026 c’è inoltre un coefficiente di potenziamento del servizio pari al 3,09 per cento: risorse finalizzate, riconosciute solo in quanto legate a miglioramenti concreti della qualità, sui quali il gestore sarà chiamato a rendere conto. E il miglioramento non è un’enunciazione astratta: si traduce in servizi nuovi e potenziamenti misurabili, già in partenza. Nei prossimi mesi attiveremo un nuovo servizio di raccolta dei piccoli quantitativi di amianto: una risposta concreta a un bisogno reale delle famiglie, che oggi si trovano spesso senza un canale semplice e sicuro per smaltire piccoli manufatti, con il rischio che finiscano abbandonati nell’ambiente.
Abbiamo poi completato la mappatura puntuale dei circa 2.000 cestini presenti nei parchi cittadini e, sulla base di questa ricognizione, rafforziamo la frequenza di svuotamento portandola da 3 a 7 svuotature: significa cestini svuotati ogni giorno, e quindi meno traboccamenti, meno rifiuti a terra, più decoro. E ancora, incrementiamo la pulizia delle batterie di cassonetti nel centro storico e nell’area periurbana, i punti dove il degrado si concentra e dove i cittadini ci chiedono, giustamente, maggiore presidio.
“Rispetto all’abbandono dei rifiuti e all’evasione tariffaria abbiamo scelto la linea della fermezza, perché chi abbandona i rifiuti o non paga la tariffa scarica i costi sui cittadini onesti – ha aggiunto Prandi – Il sistema delle fototrappole sta producendo risultati concreti: nei primi cinque mesi del 2026 sono stati elevati 350 verbali per abbandono, per un importo complessivo di circa 78.600 euro. Non è una questione di cassa: è una questione di giustizia e di decoro urbano. E sul versante dell’evasione, la tariffa corrispettiva puntuale è essa stessa uno strumento di equità, perché lega il pagamento alla reale produzione di rifiuti misurata utenza per utenza, rendendo più difficile sottrarsi al dovere di contribuzione e più semplice individuare le posizioni irregolari”.
Rispetto ai numeri del Piano economico finanziario 2026 validato da Atersir, si registrano entrate tariffarie complessive per 42 milioni e 207 mila euro, entro il limite di crescita del 4,80 per cento fissato dal metodo Arera. L’inflazione riconosciuta pesa per l’1,9 per cento; il recupero di produttività imposto al gestore riduce la crescita dello 0,2 per cento; il potenziamento del servizio, vale il 3,09 per cento. C’è quindi un’inflazione di sistema e ci sono servizi in più, dentro un tetto regolatorio rigoroso. Per effetto delle detrazioni previste dalla regolazione, quasi 1 milione e 400 mila euro vengono portati in riduzione della parte variabile: il fabbisogno effettivamente posto a carico delle utenze scende così a circa 40 milioni e 800 mila euro. Il quadro tariffario interessa oltre 76 mila utenze domestiche: ad esempio una persona sola pagherà circa 164 euro l’anno, una famiglia di due componenti circa 246 euro, una famiglia di quattro circa 366 euro. Restano confermate le riduzioni previste dal regolamento, a partire dallo sconto del 24,5 per cento sulla quota variabile per chi pratica il compostaggio domestico secondo la logica della tariffa puntuale e della premialità ambientale. Rispetto all’equità sociale, negli ultimi due anni per le imprese è stata introdotta la rateizzazione, portando il pagamento da 2 a 4 rate: una misura semplice ma concreta di sostegno alla liquidità delle attività economiche della città, mentre per le famiglie gli sgravi comunali sono diventati automatici, cioè senza che il cittadino debba presentare domande o rincorrere sportelli. Il risultato è che alle circa 4.000 utenze già coperte dal bonus sociale Arera si aggiungono ulteriori 4.000 utenze cittadine che beneficiano degli sgravi comunali, per un totale di 8.000 famiglie complessivamente tutelate.
La delibera dispone una variazione di bilancio necessaria all’allineamento delle poste contabili, per 593 mila euro sul programma rifiuti, con il parere favorevole di regolarità tecnica e contabile dei dirigenti competenti. Nel Piano sono inoltre puntualmente attestate e separate le attività esterne al ciclo integrato – gestione del verde pubblico e igiene urbana, per circa 1 milione e 650 mila euro – che restano fuori dal perimetro regolato Arera, a garanzia della piena trasparenza su ciò che la tariffa finanzia.


