Quanto accaduto nel Consiglio comunale di Campagnola Emilia è un fatto politico che va ben oltre i confini di quel Comune. Votare contro quasi un milione di euro destinato alla riqualificazione, alla sicurezza e all’efficientamento energetico delle scuole significa anteporre una logica di contrapposizione politica all’interesse della comunità.
Colpisce ancora di più che questo avvenga da parte di chi continua a definirsi “civico”. Perché il civismo autentico nasce per rappresentare i bisogni di un territorio, per contribuire a risolvere i problemi delle persone, non per trasformarsi nello strumento con cui fare opposizione a prescindere.
Da troppo tempo assistiamo a un fenomeno che si ripete in molte realtà della nostra provincia. Liste che si presentano come civiche, indipendenti e apartitiche, ma che nei fatti assumono sistematicamente posizioni coincidenti con quelle della destra, fino a diventarne il terminale politico nei consigli comunali. È un civismo di facciata, che utilizza il richiamo all’autonomia per nascondere un preciso progetto politico, evitando però di dichiararlo con chiarezza ai cittadini.
Il voto di Campagnola rappresenta uno spartiacque. Quando si arriva a votare contro un investimento così importante sulla scuola senza una motivazione politica credibile, emerge con evidenza che l’obiettivo non è migliorare le decisioni dell’amministrazione, ma impedire che chi governa possa realizzare interventi utili alla comunità. È un modo di fare opposizione che rischia di sacrificare persino gli interessi dei cittadini pur di colpire l’avversario politico.
La scuola, però, non è una voce qualsiasi del bilancio comunale. È il luogo nel quale una comunità sceglie quale futuro costruire. Oggi viviamo una stagione attraversata da cambiamenti profondi: la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, le transizioni ecologica e digitale, le tensioni internazionali, l’indebolimento dei legami sociali e le nuove disuguaglianze impongono alla politica una responsabilità ancora più grande. Preparare le nuove generazioni a governare questa complessità è la sfida decisiva del nostro tempo.
Voglio dirlo molto chiaramente. Vale per Campagnola, così come per tutti gli altri Comuni in cui accadono dinamiche analoghe: se si sceglie di rappresentare gli interessi nazionali di Meloni, Salvini, Santanché e Delmastro anziché le comunità locali è legittimo, ma bisogna avere il coraggio di affermarlo a chiare lettere, di dirlo ai cittadini in piazza, al mercato, al bar, e difendere la propria scelta. Si chiama trasparenza e onestà intellettuale, ed è ciò di cui la democrazia ha più bisogno, soprattutto nelle piccole comunità, che più fatica fanno a far quadrare i conti e a dare servizi alla popolazione. Tutto il resto è, banalmente, ipocrisia politica.
Massimo Gazza – Segretario provinciale del PD


