“Abbiamo partecipato, convintamente, alla marcia per ricordare Raffaele e ringraziamo il Comune per aver scelto questo strumento, utile a non lasciare la città da sola davanti alla paura”.
Interviene così Rosamaria Papaleo, leader di Cisl Emilia Centrale, segnalando, però, “che ora dobbiamo dirci una cosa con molta onestà: le marce sono importanti ma, da sole, non bastano. Devono diventare il momento in cui sboccia una assunzione di responsabilità. Capiamoci: siamo di fronte ad un gesto folle di un singolo e non è serio pensare che ci sia, in qualche palazzo pubblico, un radar magico che preveda la follia individuale – evidenzia la Segretaria generale –. Ma questa tragedia ha fatto deflagrare il bisogno profondissimo di una Reggio Emilia che impari a confrontarsi, fino in fondo, con la parola sicurezza, quella che impatta su chi ha meno opportunità. Quindi a noi la scelta: possiamo archiviare la tragedia. O possiamo mettere in fila alcune riflessioni utili per chiudere la porta in faccia ai venditori di fumo”.

La prima riflessione riguarda proprio il modo in cui la città discute di sicurezza. “È una presa in giro promettere un poliziotto a ogni angolo, perché non è vero e non accadrà. Ma non basta ripetere che la sicurezza è solo compito dello Stato, come se Comuni, servizi sociali, Ausl, scuola, sindacati, associazioni e quartieri non avessero una parte da fare. Lo dico dal cuore di via Turri, zona stazione, emblema della sicurezza irrisolta: la sicurezza urbana è responsabilità pubblica larga. O si costruisce insieme, oppure resta slogan”.

Secondo punto: riorganizzare e investire sulla prevenzione. “Reggio ha visto troppi segnali di fragilità esplosa: persone fuori controllo in strada, disagio psichico, dipendenze nel limbo, solitudini, aggressività crescente, anche tra giovanissimi – prosegue Papaleo –. Alcuni non sono fenomeni solo reggiani, ma interrogano un sistema che arriva dopo la crisi e dopo il danno. Dobbiamo mettere i servizi nelle condizioni di intercettare prima le fragilità, prenderle in carico, non perderle nei passaggi tra sanità, sociale, dipendenze, salute mentale e sicurezza. Le competenze straordinarie ci sono: possono proteggere la città, se messe davvero in rete. Una rete che potrebbe ispirare modifiche normative al legislatore nazionale, peraltro”.

Infine, conclude la Segretaria generale, “non possiamo ignorare i danni dei social quando diventano arma di propaganda. Dopo l’omicidio abbiamo visto messaggi costruiti per incendiare, non per capire. In poche ore si è passati da ‘il killer è straniero, quindi remigrazione’ a ‘non era straniero, era italiano, ma abbiamo seguito i giornali’. No, non funziona così. La libertà di parola è sacra, ma chi parla a migliaia di persone ha una responsabilità. I giornali verificano e correggono. La propaganda prende una notizia incompleta e la usa per grattare gli istinti più bassi. Tutelare i giornalisti e la qualità dell’informazione è una sfida che oggi tocca anche Reggio”.